Fermata Godot.
E lei cosa sta aspettando?
— Mi scusi, a che ora passa il prossimo?
— Il prossimo cosa?
— Il prossimo autobus.
— Ma passa sempre di qua?
— Boh, penso di sì… non ci sono più scritti gli orari però. Ma lei non lo sta aspettando?
— Che cosa?
— L’autobus.
— No, no. Ho portato fuori il cane.
— E dov’è?
— Chi?
— Il cane!
— Ah, è là! Alla sgambatura per cani. Quando ha finito viene qui da solo.
— E lei non va alla sgambatura?
— Mica sono un cane! No, scherzi a parte, sembra un campo minato. Preferisco aspettarlo qua.
— Io invece aspetterei l’autobus e qualcos’altro…
— Che cosa?
— Boh, il nemico sul bordo del fiume, come diceva Mao…
— Chi?
— Mao Tse-tung!
— Non lo conosco, è un trapper?
— Ma noo! Mi prende in giro?
— Sì, forse. E poi cosa aspetta?
— Boh… l’amore.
— E lo aspetta qua? Alla fermata dell’autobus?
— Boh, a giro. Dove lo dovrei aspettare?
— Beh, sulle app! Lei è giovane, io le uso parecchio… si chiamano DEINTING!
— Ah… boh, e funzionano?
— Sì sì, guardi: ieri sono uscito con questa bella signora. E mercoledì ho un appuntamento con quest’altra!
— Però! Ma non mi convince…
— Perché?
— Perché si conoscono solo persone instabili!
— Non siamo un po’ tutti persone instabili oggi? Voglio dire: che certezze ci sono rimaste?
— Su questo ha ragione. Però, insomma… credo più nel colpo di fulmine!
— E funziona?
— No, ultimamente no. Al massimo il colpo della strega. Io aspetto, ma qua non passa… Sa cosa sto aspettando io?
— No, mi dica, sono curioso!
— La pace.
— Che pace?
— Boh… la pace. L’hanno fatta a Gaza! Può arrivare dappertutto…
— A Gaza non mi sembra che ci sia tanta pace però.
— Ma sì, ora arriva anche l’americano, con il Board of Peace.
— Che cos’è? Un gioco da tavola?
— Sì, faccia lo spiritoso. Ho capito che è di sinistra lei…
— Perché esiste ancora la sinistra?
— Dite tutti così voi comunisti e poi… votate no, vi piacciono gli stranieri e poi, se smetteste di supportare l’Ucraina, la guerra sarebbe già finita. E non dovrebbero aspettare ancora la pace.
— Beh, dopo quattro anni di resistenza, forse possono aspettare ancora, o no?
— Io lo so cosa aspetta lei: un’altra guerra. Guardi qua, oggi il Pakistan ha bombardato l’Afghanistan!
— Non leggo le news. Lo hanno fatto per liberare le donne dai Talebani?
— Non credo, magari aspetta che bombardino l’Iran?
— Per liberarli dalla teocrazia?
— Allora non è ignorante, come vuol far sembrare!
— Macché, scherzavo, leggo il giornale tutti i giorni al bar! Non vedo i telegiornali. Mi mettono tristezza.
— Va bene, va bene. Fa pure caldo oggi!
— Aspettiamo la primavera?
— No. Io sono stanco di aspettare.
— Che cosa, la pace o la primavera?
— No! Cioè sì! Cioè anche! Tutto! Dobbiamo aspettare sempre tutto. Persino le Olimpiadi.
— Guardi che ci sono già state!
— Ah sì, già, è vero. Vede? Uno le aspetta, aspetta, poi quando arrivano le cose neanche ci fa più caso.
— Ma non è forse l’attesa il momento migliore?
— No! Al massimo ci sono le Paralimpiadi!
— Un altro trapper?
— Ma la smetta! Si sa, è come Sanremo.
— Che cosa c’entra Sanremo adesso?
— C’entra: iniziano a parlarne tre mesi prima, uno aspetta Sanremo… e ora? Mi sa cantare una canzone dell’ultimo festival?
— Ehm… no.
— Vede? E degli ultimi cinque?
— Ah sì… SOLDI! SOLDI! COME VA? COME VA?
— Male va! Non passa neanche l’autobus.
— Però guardi, sta arrivando il mio cane. Visto? Basta aspettare!
— Bellino… basta, sono stanco di aspettare, vado a piedi.
— Ma no, dove va? Aspetti! Veniamo anche noi, l’accompagniamo io e BIRILLO!


